Parrocchia santissima trasfigurazione
Arcidiocesi di
Oristano
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per un rinnovato servizio nella ComunitÓ!
 Anche la nostra Comunità nel prossimo mese di ottobre inaugurerà il nuovo Anno Pastorale e con esso darà avvio alla catechesi parrocchiale, ossia a concreti itinerari di educazione e accompagnamento nel cammino di fede per gli adulti, per i bambini e per i ragazzi.

Per gli adulti innanzitutto, perché la catechesi è nata per gli adulti e diventa efficace per tutti se mantiene come destinatari principali gli adulti!

E’ assente nella nostra Parrocchia una proposta di catechesi familiare per le coppie. Una grave carenza, considerate oggi le difficoltà e i rischi a cui è esposta la famiglia. Si spera possa diventare realtà prossima la possibilità che un gruppo di famiglie, a livello interparrocchiale, faccia esperienza concreta di confronto e condivisione, alla luce della fede.

Per troppo tempo la catechesi è stata in ostaggio di una pastorale sacramentale che ha tenuto separati dottrina e vangelo, fede e vita, umano e divino, spirito e corpo. Non solo, la dottrina costituiva una  priorità su tutto, a scapito della “buona notizia del vangelo” . Ne paghiamo ancora le conseguenze, evidenti dall’ approccio con le realtà sacramentali della Chiesa; la quale soddisfa più un vago sentimento religioso di matrice panteistica, piuttosto che educare la forte domanda di spiritualità che si nasconde dietro la domanda disinvolta di chi richiede il sacramento.

 Quale contributo possono dare i catechisti nella nostra Parrocchia? In che modo il servizio della catechesi parrocchiale incide nel vissuto e nella mentalità dei bambini, dei ragazzi e dello loro famiglie?

Se penso alla composizione dei nuovi gruppi, provo un senso di sconforto a motivo delle poche catechiste che, da un punto di vista puramente numerico, non sono in grado di rispondere alle domande delle famiglie e dei ragazzi innanzitutto. Le devo ringraziare nominandole una per una: M. Giovanna, Eva, Rita, Simonetta, Monica e Marzia, che insieme a Sr. Pia e Sr Alicia, hanno offerto un notevole contributo.

 Come procedere in questo nuovo anno? La proposta di qualcuno di inserire i ragazzi nella catechesi non mi convince affatto! Ritengo che gli adolescenti abbiano il diritto di vivere la loro fase di crescita, con tutti i limiti che questa comporta e che non può raccordarsi con le esigenze della difficile arte dell’educazione in genere e dell’educazione cristiana in specie! La tentazione poi nella chiesa, di servirci dei ragazzi anziché servirli è molto forte!

Penso a ciò che un catechista deve essere innanzitutto. Per troppo tempo la figura del catechista ha assunto i connotati dell’insegnante di dottrina che organizzava il suo fare in modo solitario, prescindendo da tutto e da tutti, impegnandosi ad “istruire” i “suoi” bambini o i suoi “ragazzi”, secondo criteri certamente oggettivi, ma non condivisi.

Può bastare questo?

Uno dei requisiti più importanti nell’attuale contesto ecclesiale, caratterizzato dalla mancanza di presbiteri in ogni Comunità, è certamente la disponibilità del catechista a lavorare in equipe, mai da solo! La divisione dei carismi per arrivare dappertutto, crea divisione e dispersione, non unità! A noi del resto, non è chiesto l’impossibile, ma solo ciò che umanamente è possibile. Il  Signore guida la sua Chiesa, nonostante la povertà anche numerica dei suoi catechisti.

In un lavoro di equipe, da qualche tempo, si considera il catechista non da solo ma all’interno del gruppo dei catechisti; è un mutamento assai significativo, che tiene conto della natura ecclesiale della catechesi, ma anche della complessità dell’atto catechistico.

Il catechista non agisce mai isolatamente; ce lo ricorda la EN: «Allorché il più sconosciuto predicatore, catechista o pastore, nel luogo più remoto, predica il Vangelo, […] anche se si trova solo, compie un atto di Chiesa» (n. 60). Il contesto attuale, inoltre, richiede ai catechisti, tutta una serie di competenze e abilità che sono difficili da ritrovare in una sola persona e trovano più facilmente soluzione in un insieme di operatori. Il gruppo dei catechisti, non solo in funzione del compito da svolgere ma primariamente come luogo teologico, si rivela così una risorsa fondamentale e insostituibile e richiede un cammino di mentalizzazione da parte dei responsabili della formazione ai vari livelli.

Un documento sulla formazione dei catechisti afferma che: «ogni catechista è considerato come uno che possiede la competenza di fare catechesi, come uno che possiede la capacità di trasmettere ad altre persone le sue esperienze di vita cristiane e di parteciparle» e aggiunge che, «allo stesso tempo la vita della comunità è considerata come la scuola specifica del cristiano e del catechista»[1]. Il catechista, pertanto, è un credente che si scopre dentro il progetto di Dio e si rende disponibile a seguirlo; vive la risposta alla chiamata dentro una comunità che lo convoca; si sente mandato ad annunciare l’amore di Dio; accompagna i percorsi formativi nella loro globalità; agisce con la comunità e insieme alla comunità; elabora, verifica e confronta costantemente nel gruppo la sua azione educativa; si pone in ascolto degli stimoli e delle provocazioni che provengono dal contesto culturale in cui si trova inserito.

Le provocazioni sono tante e credo che intercettando l’autentico bisogno di trascendenza dell’uomo, si possa realizzare una salutare osmosi che consente ai catechisti di offrire ciò che a loro è stato donato, ma allo stesso tempo ricevere nuove ispirazioni, e nuovi modi con i quali Dio parla “al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti”[2].

Detto ciò, non posso nascondere la mia grande speranza di vedere il gruppo delle catechiste arricchito di nuove presenze che, integrandosi nella nostra esperienza, possano trasmetterci la ricchezza dello Spirito che si serve di tutti per edificare l’edificio spirituale della nostra Parrocchia.

 



1.       [1]             Ufficio Catechistico Nazionale, La formazione dei catechisti nella comunità cristiana. Formazione dei catechisti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. 4 giugno 2016, n.19

 

[2]                     . Ef 4, 4-6

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