Parrocchia santissima trasfigurazione
Arcidiocesi di
Oristano
Categoria: News
martedì 18 aprile 2017
Educazione alla fede: l’arte è un ponte verso il Cielo
Pittura, scultura, danza, poesia e musica possono aiutare i giovani ad avvicinarsi a Dio
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 Il legame tra i ragazzi e il mondo dell’arte può diventare una specie di ponte verso il Cielo. Un modo per avvicinarsi a Dio e ringraziarlo per tutto ciò che ci ha donato.

Attraverso la bellezza della musica, della pittura, della scultura, della poesia o di qualunque altra forma d’arte, i giovani possono imparare a guardare la vita con occhi diversi. Possono allontanarsi dalla trappola del materialismo imperante, che tende a schiacciarli e a rinchiuderli in un guscio di pessimismo e di abbandono della speranza.

Quando parliamo di arte, però, dobbiamo fare una distinzione. Esiste certamente un’arte vera, che può condurre i ragazzi a Dio. Ma non mancano, purtroppo, cattivi esempi di arte falsa ed ingannevole, frutto del degrado dei nostri tempi. È un’arte triste, che può esprimere soltanto smarrimento e rassegnazione.

Dal punto di vista educativo, un dramma della nostra epoca è rappresentato dalla perdita del senso dell’arte più oggettivo, inteso come capacità di riconoscere ed apprezzare l’autentica bellezza.

I giovani, oggi, sono bombardati dalla non-cultura del brutto e del disgustoso. Pensiamo, ad esempio, a ciò che è accaduto nel mondo della musica. Dopo l’avvento dei video musicali, i cantanti non possono più limitarsi a cantare. A volte sono condannati a costruirsi un’immagine e ad inventarsi ogni giorno un aspetto aggressivo, per attirare l’attenzione.

Ma l’arte, se è veramente arte, non ha bisogno di ricorrere a trucchi. È talmente bella da lasciare senza fiato. Invece, oggi, i cosiddetti “artisti” hanno l’obbligo di ricorrere a qualcosa di speciale e di insolito per riuscire a farsi guardare o ascoltare.

L’idea dell’arte, perciò, finisce per associarsi a quella dell’eccesso e dell’estremo.

La tendenza a tempestare i giovani con prodotti negativi non sembra limitarsi soltanto alla musica, ma ha conquistato anche il web, il cinema, la televisione, i libri, i fumetti. Tra sangue e violenza, pare che si faccia a gara per oscurare gli animi delle nuove generazioni.

C’è bisogno di un ritorno all’arte più autentica, in tutti i sensi. Non bisogna accettare passivamente tutto ciò che piove dall’alto. Se un cantante inneggia alla violenza, non dobbiamo più comprare i suoi dischi. Se una ballerina è volgare, impariamo a spegnere la televisione. È necessario sviluppare un maggiore senso critico e diventare padroni assoluti e consapevoli delle nostre scelte.

Un altro aspetto importante dell’arte autentica è la cultura dell’impegno. Dietro la vera arte c’è sempre un essere umano che si sforza quotidianamente per raggiungere un miglioramento. Ci sono ore ed ore di lavoro e di dedizione. Ogni giorno.

Purtroppo l’era dell’immagine tende a dimenticare tutto questo. Fino a qualche tempo fa, essere attori, ballerini o cantanti significava essere artisti veri e completi. Oggi, invece, sembra contare soprattutto l’apparenza. Non è più necessario saper parlare, saper cantare, saper ballare o saper recitare. Basta soltanto apparire.

Per concludere, l’unica strada possibile per aiutare i giovani a raggiungere Dio attraverso la dimensione artistica è quella di non lasciarsi travolgere dalle facili mode dei nostri tempi.

C’è bisogno di un’arte vera, con due caratteristiche fondamentali e irrinunciabili. La prima: deve esprimere bellezza e sensibilità. La seconda: dev’essere il frutto di studio e di impegno.

 
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